Il “new normal” nel mondo del vino

Ci sono molte più luci che ombre nel futuro del vino a patto che a prevalere sia l’autenticità e la trasparenza 

Fabio Piccoli – Wine Meridian

Tra poco entreremo nel secondo anno della pandemia che così fortemente ha condizionato la vita di tutti noi compreso il fronte del lavoro, dei mercati.

È chiaro che il vino, nel suo complesso, non poteva rimanere immune da un’aggressione così forte e per molti aspetti subdola di cui tutt’oggi conosciamo ancora troppo poco.

Per la prima volta, almeno se consideriamo l’era moderna, abbiamo sperimentato contemporaneamente sentimenti come la paura, l’incertezza, lo sgomento, la rassegnazione.

Ma non è sui sentimenti sopra evidenziati sui quali mi vorrei soffermare l’attenzione, anzi ritengo più utile provare ad addentrarci su ciò che sta oltre quei sentimenti negativi. Non per un semplice esercizio di ottimismo ma per provare a guardare la realtà senza farsi condizionare esclusivamente dal filtro della paura.

Se la paura, infatti, può rappresentare un sentimento positivo quando ci aiuta ad evitare i pericoli maggiori o a reagire tempestivamente alle possibili aggressioni della vita, rischia di diventare una pericolosa zavorra, limite quando orienta costantemente le nostre scelte. In questo secondo caso, infatti, la paura porta inevitabilmente alla paralisi.

Ma allora cosa si può osservare da quella fessura, per carità ancora piccola, che ci proietta in un mondo oltre il Covid-19?

Innanzitutto che c’è luce e anche tanta. E anche in questo caso questa luce non è solo una proiezione ottimistica della nostra mente ma frutto della concreta constatazione che anche in quest’ultimo anno così difficile, sfruttando proprio l’osservatorio vino, abbiamo visto come i consumatori non si sono mai disaffezionati a questo straordinario prodotto. Anzi, per certi aspetti, potremmo affermare che il cosiddetto “consumo in casa” ha portato molti consumatori, di tutto il mondo, ad osservare il vino con un’ottica nuova, acquistandolo al supermercato, certo, ma scegliendolo con maggiore oculatezza, pensandolo abbinato ad un pranzo o ad una cena mai così ricche di nuovi piatti.

Non è un caso, infatti, che pur con le tante difficoltà del momento non si è interrotto nel vino quel processo che va sotto il nome di “premiumizzazione”. Che tradotto dal gergo di marketing significa che i consumatori, piano piano, ma ormai da alcuni anni, continuano a privilegiare i vini di fascia premium, erodendo quote di mercato a quelli di primo prezzo. É chiaro, non tutti fanno così, ma sono molti a ricercare più qualità a dispetto della quantità. E questa tendenza è un’altra dimostrazione della “luce” prima evidenziata.

La ricerca della maggiore qualità, infatti, non va vista solo da un punto di vista economico, pur ritenendo importante questo aspetto, ma come la dimostrazione di un’evoluzione culturale dei consumatori.

Non per nulla, oltre a ricercare vini di qualità superiore, con la disponibilità di investire qualche euro in più, è in costante evoluzione anche la consapevolezza dell’importanza di un tema come la sostenibilità.

Ma non più in maniera astratta, spesso condizionata dal credo ideologico, ma come concreta nuova sensibilità nei confronti della salvaguardia del pianeta in tutti i suoi aspetti, a partire ovviamente della salute umana.

In questa nuova “sensibilità”, a mio parere, risiede gran parte del “new normal” così tanto decantato in questi ultimi mesi.

Dal mio punto di vista, però, la cosiddetta nuova normalità non ritengo si esplicherà in una riduzione delle relazioni tra le persone, in una minore disponibilità a viaggiare, in un perdurante timore a frequentare teatri, cinema o ristoranti.

Non sono assolutamente convinto di tutto questo, anzi ritengo che il fabbisogno di relazione, di convivialità, di godere di un ottimo spettacolo teatrale, di un concerto, di una cena con gli amici al ristorante, sarà ancor più evidente nell’era della nuova normalità.

La novità, pertanto, va ricercata proprio nelle nuove consapevolezze sul fronte della qualità della vita.

Mai come in quest’anno così difficile abbiamo compreso l’importanza dello stare bene, non dandolo più per scontato, mai come durante le fasi più dure della pandemia, con i rigidi lockdown, abbiamo capito quanto contano le relazioni amicali ma anche quelle all’interno del l’ambito di lavoro.

Ma abbiamo soprattutto ben compreso la nostra fragilità ed è proprio questo che finalmente potrebbe regalarci una nuova forza, molto più utile e credibile della spesso illusoria del passato.

Ci siamo visti fragili nei confronti della natura che per troppo tempo, soprattutto in questa fase storica, abbiamo aggredito senza ritegno, senza risparmiare nessun colpo.

Ci siamo divisi anche nei confronti di una tematica serissima come il cambiamento climatico che sta condizionando profondamente quest’epoca e, in particolare, proprio chi si occupa di vitivinicoltura e di agricoltura in generale, i principali protagonisti della cosiddetta “fabbrica a cielo aperto”.

Ma proprio l’animo “contadino” è quello che ci sta dando un grande contributo. Quell’animo, quella consapevolezza che ti fa confrontare sempre con la forza della natura, con la pazienza e con il coraggio e determinazione di ricominciare sempre, anche dopo una grandinata che ti ha distrutto tutto il raccolto.

La nuova normalità, quindi, che il mondo già oggi ci sta raccontando, non è rappresentata da cose negative bensì dal ritrovare senso in tutte le azioni quotidiane, da quelle piccole a quelle più grandi.

Un senso che già oggi gran parte dei consumatori mondiali trovano in due caratteristiche fondamentali che si possono riassumere nelle parole di autenticità e trasparenza.

Autenticità intesa come la coerenza tra ciò che si dice e ciò che si fa. Una vera e proprio rivoluzione, pertanto, anche nella comunicazione delle aziende del vino che saranno, giustamente, sempre più costrette a dire la verità. Sarà quindi la verità, e non più le fragili suggestioni, il contenuto comunicativo vincente del vino. Ma altrettanto fondamentale, proprio per dimostrare autenticità, sarà essere sempre trasparenti. Le cantine del “new normal” dovranno avere le cosiddette pareti di vetro in grado di rendere tutto più chiaro e visibile.

I social media, lo abbiamo vissuto anche in questi mesi, potranno finalmente diventare uno strumento straordinario per dimostrare soprattutto in maniera trasparente l’autenticità delle imprese, a partire dalle donne e dagli uomini che in esse lavorano.

Questa rivoluzione, in realtà, è già in atto da tempo e questa pandemia, che ci auguriamo ci lasci presto, ha solo accelerato un processo che sarà sempre più irrefrenabile.

Il mondo del vino è pronto per questa onda rivoluzionaria? Dentro di sé ha tutte le caratteristiche giuste per poter accettare questo grande cambiamento.

Ma per farcela vanno abbandonate le paure e dopo tanti anni vissuti mettendo al centro solo la qualità del prodotto (sicuramente importantissimo) da ora in poi sarà sempre più determinante mettere al centro la qualità delle persone, la loro competenza, il loro coraggio, la loro autenticità.